Wine Waste

Integrated BioRefinery

La bioraffineria nel settore enologico

Nel 2012, secondo l’OIV - Organizzazione Internazionale della vite e del vino la produzione mondiale di vino si è attestata sui 248 milioni di ettolitri, di cui 40,8 prodotti in Italia. Durante i processi di vinificazione si produce una notevole massa di residui solidi che rappresentano, approssimativamente, il 20% di materia secca dell’uva raccolta. Ciò significa, ad esempio, che la quantità di residui dell’industria enologica italiana nel 2012 è stata di circa 1,6 milioni di tonnellate.

La riforma dell’OCM - Organizzazione Comune di Mercato del settore vitivinicolo, concretizzatasi con l’emanazione del Regolamento 479/2008/CE, ha delineato per i sottoprodotti della vinificazione, uno scenario che prevede progressivamente la diminuzione, fino alla scomparsa, dell’aiuto al settore tramite distillazione. Inoltre, la legislazione generale dell’Unione Europea sui rifiuti - Direttiva 2006/12/CE - prevede che gli stati membri devono adottare le misure necessarie per assicurare che gli scarti siano smaltiti o riciclati, senza mettere a rischio la salute umana e senza usare processi o metodi dannosi per l’ambiente.

Lo smaltimento tradizionale dei residui dell’industria enologica presenta attualmente inconvenienti ambientali e sociali che rendono indispensabile un nuovo approccio metodologico alla problematica. In questo contesto, è indispensabile creare un sistema integrato, sostenibile e standardizzato, in grado di contribuire non solo alla problematica dello smaltimento di questi rifiuti di natura organica, ma che ne preveda lo sfruttamento ottimale e la valorizzazione in diversi settori industriali. In quest’ottica, l’applicazione al settore enologico della “filosofia” della bioraffineria è sicuramente vincente. L'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), Bioenergy Task 42 sulle bioraffinerie, ha definito la “bioraffinazione” come la trasformazione sostenibile di biomassa in un’ampia gamma di bio-prodotti (alimenti, mangimi, prodotti chimici, materiali) e di bioenergia (biocarburanti, energia e / o calore).

In accordo con il moderno concetto di “bioraffineria”, il miglior approccio possibile per valorizzare i rifiuti di natura organica prevede la loro trasformazione in filiere industriali costituite da diversi processi collegati tra loro in serie, tali per cui lo scarto del processo costituisce la materia prima del processo. Questa logica consente lo sfruttamento ottimale della componente organica e l’ottenimento di prodotti che fanno riferimento ai diversi mercati - alimentare, cosmetico, farmaceutico, energetico e dei materiali -, con conseguenti maggiori garanzie di stabilità del piano industriale applicabile alla lavorazione dei sottoprodotti di vinificazione.

La bioraffineria applicata ai residui del settore enologico prevede tre linee integrate:

  • recupero di composti bioattivi con tecnologie "verdi", ecocompatibili ed ecosostenibili
  • produzione di biopolimeri
  • produzione di biogas

Questo approccio è in grado di consentire un deciso incremento del valore aggiunto dell’intera filiera agro-industriale (in termini economici ed ambientali) e di assolvere alle misure previste dalla legislazione generale dell’Unione Europea sui rifiuti (Direttiva 2006/12/CE). L’adozione del concetto di “bioraffineria” fa parte di una nuova filosofia di agricoltura sostenibile e molto più vicina alle antiche pratiche rurali.

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